Il virtuale è reale?

Ti racconto una storia.

Settembre 2010. All’epoca frequentavo l’Università e mi stavo apprestando a iniziare il corso di laurea magistrale. Alle spalle, una laurea triennale conseguita frequentando lezioni in compagnia di centinaia di compagni di svent… ehm… studio. Aule grandi, a gradoni, come nella migliore tradizione universitaria. Alla magistrale eravamo soltanto in 15. Praticamente quattro gatti. Facciamo due, perché gli altri due non li avevamo mai visti.

Creammo un gruppo Facebook, social “di moda” in quei tempi antichi. Si trattava del classico gruppo per scambiarsi informazioni su lezioni, materiali didattici e orari, una specie di antesignano “Gruppo WhatsApp”.

Sarà che all’epoca Facebook era completamente diverso, sarà che eravamo in pochi, il risultato fu che quel gruppo ci rese più affiatati e uniti di molti altri corsi di laurea. Incredibile ma vero, andare a lezione era una cosa piacevole: trovavi persone che non erano amiche nel vero senso del termine, ma con le quali c’era una sintonia derivante dalla condivisione dello stesso ambiente virtuale… e reale. Il gruppo Facebook favoriva le nostre interazioni virtuali (è più facile scherzare, commentare, ecc. quando non ti guardi negli occhi… con i pro e i contro della situazione), ma la cosa sorprendente era che queste interazioni virtuali favorivano anche le interazioni reali. Ne sono nate serate al cinema, aperitivi, “pizzate”, eccetera.

Fine della storia. Applausi. Andiamo avanti.

«Virtuale e reale» oppure «Virtuale è reale»?

Da quando il mondo ha conosciuto internet (1991) e, in modo amplificato, da quando Facebook e MySpace hanno inaugurato l’epoca dei social network (2008 in Italia), si è accesa la discussione sulle relazioni tra mondo virtuale e mondo reale. È innegabile che entrambi esistono contemporaneamente e si influenzano a vicenda. E non solo: ciò che si compie nel “virtuale” riguarda pensieri, azioni, fatti e sensibilità del mondo reale. Non c’è separazione tra virtuale e reale.

In che modo è reale ciò che avviene on-line?

Vogliamo soffermarci su un’affermazione del Manifesto della comunicazione non ostile, attorno a cui si è svolto nei giorni scorsi il terzo appuntamento “plenario” del movimento. L’affermazione recita testualmente ed espressamente che «Virtuale è reale». Così, solenne, alla faccia di Matrix.

La storia del gruppo Facebook, per quanto remota, mette in luce aspetti positivi di questo principio. Si tratta, però, di un caso decisamente raro, dal momento in cui quanto si fa on-line può avere ripercussioni negative nella vita reale: basti pensare agli episodi in cui la foto “imbarazzante” di quel ragazzo o quella ragazza ha fatto il giro di tutti gli smartphone della scuola, generando un episodio di vero e proprio cyberbullismo (ricordi la vicenda di Macerata?), con implicazioni psicologiche e relazionali devastanti. Lo stesso dicasi per la partecipazione a discussioni piuttosto accese, dove “a colpi di commenti” si vuole affermare il proprio punto di vista e spesso si cade nell’insulto gratuito e fine a sé stesso. La fusione virtuale-reale ha mille altre implicazioni, come rileva anche l’analisi dei follower (per lo più fake o inattivi) di alcuni leader politici, recentemente effettuata dal Sole 24 ore, una specie di “prova di forza” politica.

Facciamo un esempio, per capirci?

Supponi di scrivere questo testo: «Alla fine solo i forti ce la fanno. Chi non credeva in me è rimasto sconfitto». Immagina cosa deve pensare chi legge questo post così sibillino. Cosa ti è successo? Hai avuto una malattia e ti davano per spacciato? Hai litigato con qualche amico? Panico. Arriva un commento: «Non so cosa ti sia successo, ma ti abbraccio!». Ma… è un abbraccio che mi daresti sul serio o è un qualcosa che “si scrive perché è bello”? O magari la prossima volta che ci vediamo mi stresserai per sapere perché ho scritto quella frase?

Prendiamoci cura di noi

Occorre, forse, uscire dalla logica dell’antitesi (cioè della netta separazione) tra mondo reale e mondo virtuale, considerando che un’azione svolta su un social è un’azione vera a tutti gli effetti, quindi reale. Questo aspetto ci carica di una meravigliosa responsabilità: ricordare e tenere a mente che l’ambiente digitale è fatto da persone in carne e ossa, verso le quali – anche se non le conosciamo e non le vediamo – siamo tenuti ad avere rispetto, dialogo e considerazione. Ben sapendo che in giro ci sono account fake (riconoscibili, che si possono ignorare) o legati a persone non proprio santarelline, affermare che «virtuale è reale» ci aiuta ad avere il rispetto dovuto in primis a noi stessi (facendo attenzione a quanto postiamo), e poi verso gli altri utenti – anzi – persone.

 

Concludiamo as usual con alcuni spunti di riflessione:

  • Sono consapevole che ogni mia azione on-line (anche un semplice like) ha implicazioni nella vita reale?
  • Sono disposto/a a postare solo immagini o testi che avrei il coraggio di dire/esibire anche di persona?

 

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