Uno #StileComune fuori dal… comune!

È notizia di oggi la firma da parte dei sindaci di Milano e di Torino – rispettivamente Giuseppe Sala e Chiara Appendino – del Manifesto della Comunicazione non ostile, anima del progetto di sensibilizzazione al buon uso del linguaggio in rete curato dall’associazione Parole O_stili. L’evento è stato celebrato sui social con l’hashtag #StileComune, gioco di parole dal significato piuttosto chiaro.

Il fatto che il Manifesto sia stato firmato da amministratori di due città così grandi, appartenenti per giunta a correnti politiche diverse, non fa che aumentare il valore di una iniziativa che, in occasione delle recenti vicissitudini occorse alla senatrice Liliana Segre, risulta quanto mai necessaria: Milano e Torino sono, da oggi, ancor di più città in prima fila contro l’odio in rete. Neanche tanto sommessamente confidiamo che molti altri municipi vorranno seguirne l’esempio.

Oltre la firma: la campagna #StileComune

Al di là della firma e degli intenti che, in quanto istituzionali, rischiano di finire presto nell’affollato «dimenticatoio», in occasione dell’evento è stata avviata un’interessante campagna di sensibilizzazione sui social media capace in poche ore di ottenere risultati a loro volta interessanti. Parole O_stili ha lanciato, infatti, alcuni semplicissimi messaggi divenuti subito «virali», che nel giro di poche ore hanno raggiunto centinaia di migliaia di persone: la sera stessa di lunedì i messaggi sono stati visualizzati su quasi 800mila displays in tutta Italia. Influencers e «persone comuni» hanno rilanciato e condiviso messaggi del tipo: «Scrivo in rete solo cose che ho il coraggio di dire personalmente», «Condivido un contenuto solo dopo averlo capito e valutato», «Chi ha un’opinione diversa non è un nemico da annientare».

Messaggi positivi, che denotano uno stile – guarda caso – di buona condotta in rete. Banali? Forse sì, ma l’attualità non permette di classificarli come tali.

La foresta che cresce…

Sono tre le riflessioni che possiamo cogliere da questa iniziativa.

La prima è che il web è pieno di persone che credono fortemente in una rete migliore, capace di portare un arricchimento reale al pensiero e alle competenze dell’umanità. Solitamente siamo portati a considerare sempre la parte oscura del mondo (internet compresa), dimenticandoci il bello che c’è.

Il secondo aspetto è il fatto che la bontà ha un appeal non indifferente. È vero che psicologicamente una notizia negativa ha un impatto dirompente su chi la riceve, ma è altrettanto vero che una «bontà condivisa» ha la capacità di rinforzare sé stessa proprio in virtù della condivisione di intenti (e di tweet, di immagini, di post) insita nelle dinamiche dei social media. Il bene è contagioso, insomma.

Infine, in un tempo in cui l’odio in rete non accenna a diminuire, un terzo e ultimo aspetto: ci piace pensare che nella «massa» di persone che hanno condiviso i messaggi di #StileComune ci sia sicuramente qualcuno che quei messaggi li applicherà davvero, senza essersi limitato a una condivisione fugace sul social media di turno. In fondo, lo scopo è proprio questo: cambiare le abitudini e gli stili di vita mediale dirigendoli verso una direzione positiva.

Chissà che ciò non accada anche a te che leggi o a me che scrivo!

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