Stiamo cambiando la nostra cultura. La mediatizzazione

Facciamo un gioco. Tra queste frasi indovina quale si riferisce alla vita reale e quale invece è relativa a Instagram.

  • Ho followato a lungo quel ragazzo di cui ti parlavo. Lui mi ha sgamata mentre lo stalkeravo, se l’è presa e mi ha bloccata. Non lo stavo trollando, volevo soltanto conoscerlo!
  • Ho seguito ciò che diceva quel ragazzo di cui ti parlavo. È un vero influencer, ciò che dice è come il Vangelo! Ogni tanto lo quoto in qualche conversazione, ma ho timore a taggarlo.

Qual è la soluzione del gioco? Risposta: boh!

Una cultura che cambia dalla lingua

Non è facile individuare il confine tra il mondo reale e il mondo virtuale. Anche le parole che usiamo ci fanno capire come il gergo (cioè il linguaggio tipico) dei social media sia entrato nell’utilizzo comune delle nostre conversazioni reali. Followare, stalkerare, bloccare, trollare, inflencer, quotare, taggare, eccetera. Se parlassi così a tua nonna, ti manderebbe dallo psichiatra.

Le novità lessicali sono il primo segnale di quella che alcuni studiosi chiamano mediatizzazione, un processo culturale secondo cui le dinamiche tipiche dei nuovi media (in particolare dei social media) influenzano il nostro modo di pensare, di parlare, di vedere la realtà. È un processo che segna un’evoluzione della nostra cultura, esattamente come lo sono state, per esempio, la globalizzazione, la lotta americana al razzismo negli anni ’50 e ’60, l’introduzione dell’automobile.

Il confine tra reale e virtuale viene a cadere e, dicevamo, il primo sintomo di questo “crollo del muro” ha a che fare con una evoluzione della lingua. Abbiamo citato alcuni neologismi, ma ce ne sono moltissimi altri (risp, ban, webete, silenziare, fake, postare, hashtag, nick). Ci sono anche ridefinizioni del significato di alcuni termini (per fare i professorini, si chiama risemantizzazione): tu e la nonna non avete lo stesso concetto di bacheca, cambiare stato, profilo, storia, eccetera.

Altri ambiti in cui la mediatizzazione si fa sentire sono quelli legati allo spazio e al tempo. Puoi scrivere in tempo reale (o video-chiamare) tuo cugino in Australia, tra le lacrime di commozione della nonna che, un tempo, per comunicare in modo simile avrebbe dovuto spedire una lettera e attendere la risposta dopo diverse settimane. L’aspetto culturale, in questo caso, è legato al fatto che non ti fai problemi a iniziare una video-chiamata: per te è normale, fa parte della tua cultura.

E ancora: la mediatizzazione cancella la linea di confine tra reale e virtuale, per esempio quando pubblichi la tua bellissima foto artistica scattata sul mare, al tramonto; quando ritroverai gli amici, essi ti chiederanno subito come è andata con la tintarella: il tuo virtuale (la foto) si tramuta nella conversazione reale.

Viene a cadere anche il confine tra pubblico e privato, quando scrivi nel tuo stato che sei «Inca****o nero» (una cosa tua, privata) e subito questa viene resa pubblica dallo stato stesso, così tutti sanno che devono starti alla larga.

La mediatizzazione: una zona di confine

Concludendo, possiamo dire che la mediatizzazione è come stare al confine tra due stati, dove le lingue si fondono e i termini si contaminano a vicenda. È anche stare alla foce di un fiume, dove la sua acqua dolce si mescola al sale del mare: c’è una zona di acqua salmastra, che contiene elementi di dolcezza e di sale nello stesso tempo.

Come dicevamo, tutto ciò non è negativo: il mare accetta volentieri l’acqua del fiume. Un rischio, però, può sorgere nel momento in cui i media prevalgono sulla realtà fino al punto in cui arrivi a indossare una maschera mediatica che non corrisponde al tuo vero volto (carattere, sensibilità, ecc.). Allora sarai vittima della mediatizzazione, perché non saprai più mescolare a dovere gli elementi del virtuale e quelli della vita reale. Non tutti i pesci sono in grado di sopravvivere nell’acqua salmastra!

Per concludere, come di consueto, proviamo a chiederci alcune cose:

  • Quando è capitato di usare termini “social” nella vita reale?
  • Ho mai pensato che il mio smarphone consente di abbattere i confini tra reale e virtuale, pubblico e privato, spazio e tempo? Quali possono essere i benefici e quali i rischi?
Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo con i tuoi amici!

Licenza Creative CommonsQuesto articolo è distribuito con Licenza Creative Commons BY-NC: scopri cosa puoi fare con questo articolo.