Potere della comunicazione (non verbale). Anche su web

Gita scolastica a Bruxelles. Si va a visitare la città e, in essa, il Parlamento europeo. Domanda: come ti vestirai in Parlamento? Probabilmente ci sarà un dress code, ma a prescindere da questo aspetto difficilmente ci entrerai in felpa e jeans strappati. Più probabilmente indosserai un vestito elegante, con una cravattina niente-male a chiudere la camicia, rigorosamente bianca.

Prima ancora di entrare in quel luogo, stai già comunicando l’importanza del momento, con il solo modo di vestire e senza spiaccicare parola. Il fatto, poi, di prestare attenzione al dibattito in aula, di evitare di distrarsi con lo smartphone, persino di declinare con un cenno della mano la battuta del compagno di classe sghignazzante, farà avere una certa impressione di te: una persona attenta, elegante, interessata, eccetera.

Il tutto senza aprire bocca. Potere della comunicazione. Stavolta, della comunicazione non verbale.

Gran parte della comunicazione tra le persone avviene con espressioni facciali, gesti delle mani, posizione del corpo o cose simili. Inoltre, quando si utilizzano espressioni quali «ehm», «ops», ecc., siamo in presenza di ulteriore formato di comunicazione, detto para-verbale, tipico degli studenti che non sanno rispondere alle domande dell’interrogazione (quindi, per questo, facilmente “sgamabili”).

E la comunicazione verbale, a parole?

Essa è solo una componente dell’intera comunicazione umana. Secondo lo psicologo statunitense Albert Mehrabian, nel caso in cui si stiano comunicando sentimenti o emozioni la percentuale di incidenza delle parole che diciamo è del solo 7%! Tutto il resto, in quel caso specifico, lo comunichiamo in modo non-verbale (55%) o para-verbale (38%). Ed è normale, a ben pensarci: quando ti arrabbi con qualcuno, le parole sono una minima parte di ciò che stai dicendo.

Siano benedette le emoji ☺

On-line non la comunicazione non è così immediata. Anzi, è proprio “mediata” dalle limitazioni date da display, caratteri, distanza, ecc. Internet, infatti, è uno degli habitat naturali della comunicazione verbale, dove non-verbale e para-verbale fanno difficoltà a emergere. Pensa a quante cose scrivi o leggi on-line, compreso questo blog. Tutto è verbale. O meglio: tutto era verbale.

Oggi abbiamo la possibilità di utilizzare un sacco di espedienti per emotivizzare le nostre comunicazioni: possiamo corredare un commento da un’immagine, o – soprattutto – da una emoticon (quegli elementi grafici che i più vintage chiamano faccine) o alle mini-animazioni GIF (Graphics Interchange Format, per essere precisi). Pensa alla grande differenza tra scrivere «Sei uno scemo» e «Sei uno scemo ☺»: la faccina cambia tutto, rende esplicito un contenuto di comunicazione non verbale. In fondo, nel lontano 1979, le emoticon nascevano proprio per questo motivo.

Il non verbale diventa verbale

C’è un’ulteriore modalità per esprimere a pieno un messaggio, on-line. Oltre alle emoticon, alle immagini o alle GIF, si possono semplicemente utilizzare meglio le parole. È una tecnica estremamente efficace, non esclusivamente riservata a “puristi” e amanti della parola, che mette in gioco creatività e capacità di descrivere la realtà.

Un esempio? Torniamo al «Sei uno scemo» di poco fa. Se lo dicessimo con tono scherzoso, potremmo scrivere molto simpaticamente qualcosa del tipo:

«Ritengo che tu debba consultare uno psichiatra. Se vuoi ne conoscono uno bravo, mi offre una pizza per ogni cliente che gli procuro. Dai, ti ci accompagno!»

L’effetto sarà sicuramente sorprendente, con un piglio di sorriso che non fa mai male. Nel caso, invece, pensassimo davvero che il nostro interlocutore sia «uno scemo», potremmo affermare lo stesso concetto con un più morbido

«Lancio una sfida: dì qualcosa di più accattivante, che faccia onore alla nostra discussione!».

Creatività letteraria applicata al web, con gli stessi risultati in termini di contenuto del messaggio, ma con un’accezione di positività molto forte, capace di indurre nell’interlocutore quei comportamenti tipici della comunicazione non verbale (un sorriso, uno scuotimento del capo, una pacca sulla spalla).

Certamente on-line è difficile comunicare con tutto il corpo, ma altrettanto certamente possiamo usare la testa. Strizziamola e usiamola ancora un po’: è fatta apposta per arricchire le nostre comunicazioni!

  • Quando scrivo un messaggio o un commento, scelgo le parole giuste? Oppure mi accontento di scrivere qualcosa di veloce, rischiando che l’interlocutore capisca male?
  • Quante emoji ci sono nei miei “messaggi recenti”? Ne uso tante, per dire molte cose, oppure mi limito alle solite 3-4 faccine?
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