La meravigliosa sfida del COVID

Il virus imperversa in tutta Italia (e non solo). E non solo nei tiggì o nei canali informativi sui social media: chiunque, tra noi, conosce persone abbastanza vicine che hanno contratto il coronavirus, sono state in quarantena o addirittura ricoverate. Probabilmente queste cose sono successe (o stanno ancora accadendo) anche a te che leggi.

E allora?

E allora questa, al netto dei drammi e delle enormi sofferenze, è un’occasione altrettanto enorme. Una sfida.

Il COVID è un’occasione?

Viviamo nel tempo delle tre regole di base: mascherina, sanificazione e soprattutto distanziamento. Per quanto necessari siano, si tratta di comportamenti che risultano pesanti, fastidiosi, un sacrificio che – beninteso – serve a un bene maggiore.

Siamo come nodi di una rete elastica: prima del COVID avevamo ciascuno le nostre “distanze”. Ora, invece, le distanze sono forzatamente aumentate: la rete elastica si è tesa tantissimo, creando spazi e allontanando i nodi tra loro. Una tensione così forte da rompere già molti dei legami di questa rete: con i familiari più “lontani”, con gli amici che non vediamo da tanto – eppure si va avanti lo stesso –, con quelli dell’associazione o della Parrocchia di cui fai parte – e anche qui si vive ugualmente.

Eppure accade che a quei “nodi lontani” spesso ci pensiamo. «Chissà come sta quello…», «Lei non la sento da prima del lockdown…», «Era bello quando ci trovavamo insieme…» e via dicendo.

Abbiamo scoperto che molti di questi legami sono più necessari di quello che pensavamo. Non è vero che «si va avanti lo stesso». Viviamo in un mondo piccolo, in cui puoi tendere la rete finché vuoi, ma certi legami non li spezzi nemmeno con il machete del lockdown.

Non tutte le distanze vengono per nuocere (semicit.)

Il distanziamento ci fa capire come siamo tutti quanti visceralmente bisognosi di stare vicini gli uni gli altri. Sia fisicamente che con il pensiero e lo spirito. Sapere che qualcuno pensa insistentemente a te è un grande aiuto se sei in quarantena o se ti trovi in ospedale. O anche solo a fare DAD ossessiva davanti a un display.

Ecco, quindi la sfida che è contemporaneamente un’occasione: avvicinarsi nel tempo del distanziamento. E la tecnologia – che abbiamo capito essere indispensabile, pur con tutti i suoi difetti – è lo strumento che abbiamo tra le mani.

Ci prendiamo un impegno?

Impegno è una parola antipaticissima. Ma senza le cose difficili non si cresce. E allora cresciamo prendendocelo, questo impegno: infiliamoci negli spazi della tesissima rete delle nostre relazioni e iniziamo ad avvicinarci di nuovo. Prendiamo WhatsApp, Telegram o qualsiasi altro sistema di messaggistica e scriviamo messaggi. Personali.

  • «Ciao Andrea, come stai?»
  • «Hey Anna, tua mamma è infermiera, giusto? Come state?»
  • «Bella lì, Luca, come sta andando in quarantena?».

Dì la verità: quanto fa piacere se ricevessi un messaggio di questo tipo?

Abbasso i gruppi, dove nessuno risponde: digitiamo nelle nostre relazioni personali. E quando poi potremo rivederci negli occhi (o nell’intero viso, quando le mascherine saranno solo un ricordo) di sicuro ci tornerà in mente quel messaggio che abbiamo ricevuto (o spedito). E ci sentiremo davvero più vicini, perché avremo condiviso qualcosa. O se non altro ci saremo presi cura di quel legame così teso che rischiava di rompersi. Abbiamo riavvicinato i nodi della rete.

Tutto grazie a un messaggio su WhatsApp…

  • Quanto tempo impieghi a comporre un messaggio? Un minuto?
  • Quel tuo amico, quella tua amica… vale un minuto del tuo tempo?
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