Fuga da WhatsApp, tutti su Telegram e Signal. Che succede?

Che il 2021 fosse un anno di sconquassi, degno successore del 2020, lo avevamo già capito. E siccome “il virtuale è reale”, come saggiamente recita il Manifesto di Parole O_Stili, le acque sono agitate anche nel grande mare digitale, già di per sé sferzato dai venti forti della cancellazione degli account social di Donald Trump. Ma non soltanto.

Ci riferiamo alla fuga da WhatsApp scaturita dopo che, nei primi giorni del 2021, la nota piattaforma di messaggistica ha aggiornato i propri termini di servizio (lo sapevi?). Certamente anche tu, come tutti gli oltre due miliardi di utilizzatori di WhatsApp, hai ricevuto un messaggio in cui si invita ad accettare i nuovi aggiornamenti, i quali entreranno in vigore dal 15 maggio (posticipando la data dall’8 febbraio inizialmente previsto). «Dopo tale data – si legge nel messaggio – dovrai accettare i nuovi termini per continuare a usare WhatsApp». E forse, come tantissime persone, ci hai cliccato sopra senza pensarci troppo. Ahia!

Foto di famiglia.

Cosa cambia?

La premessa sta nel fatto che WhatsApp, da febbraio 2014, è di proprietà di Facebook. Con questo aggiornamento, WhatsApp intende rendere obbligatoria la condivisione di alcuni dati dei suoi utenti con Facebook stessa, per scopi commerciali. In sostanza tra i dati che Facebook utilizza per mostrare pubblicità personalizzate ce ne saranno anche alcuni che proverranno da WhatsApp, come per esempio il numero di cellulare, la rubrica dei contatti, i messaggi di stato e altre informazioni. Nessuno di questi dati, ovviamente, sarà pubblicato su Facebook. Ma i dati saranno “venduti” agli inserzionisti.

La notifica arrivata su WhatsApp. Se quando ti è arrivata non l’hai letta, puoi recuperare adesso. La data è stata poi modificata: da 8 febbraio si passa al 15 maggio.

Facciamo un esempio, per capirci meglio: se su WhatsApp sei inserito in gruppi di amici che amano andare in montagna, probabilmente su Facebook compariranno più spesso inserzioni commerciali su articoli di alpinismo, trekking, eccetera.

La condivisione esisteva già prima, ma si poteva escludere; ora sarà obbligatoria.

I dati europei sono protetti

Sorpresa: per noi italiani non cambia nulla. Anche se, a dirla tutta, il Garante della privacy, cioè l’organismo nazionale che controlla le procedure di tutela dei dati da parte delle aziende, ha avanzato diversi dubbi in merito ai passi compiuti da WhatsApp.

In realtà non cambia nulla per i cittadini di tutta l’UE e del Regno Unito. Il merito è da attribuire al GDPR, l’avanzatissima normativa europea in materia di protezione dei dati personali entrata in vigore a maggio 2018.

Secondo tale normativa, infatti, la condivisione di dati di utenti europei non deve avere scopi commerciali. Per fugare i dubbi, WhatsApp stessa in una nota ha affermato che:

«WhatsApp non condivide i dati degli utenti WhatsApp dell’area europea con Facebook allo scopo di consentire a Facebook di utilizzare tali dati per migliorare i propri prodotti o le proprie pubblicità».

La condivisione dei dati da WhatsApp a Facebook, in sostanza, ha soltanto natura tecnica: se, per esempio, si verifica un blocco delle videochiamate in una determinata città, WhatsApp può segnalarlo al proprietario dell’infrastruttura software, ossia Facebook stessa. Sulla trasparenza di tali segnalazioni, tuttavia, restano le ombre sollevate dal Garante. Così come sull’enorme quantità di dati che comunque vengono scambiati tra WhatsApp e Facebook.

È fuga da WhatsApp?

La notifica giunta qualche giorno fa ha messo in allarme diversi utenti, generando un’ondata di indignazione ovviamente cavalcata da svariate fake news. L’effetto domino è stata una corsa al download di altre applicazioni di messaggistica, prima fra tutte Telegram. Quest’ultima ha avuto un autentico boom di nuovi utenti, tanto da dichiarare con orgoglio, lo scorso 12 gennaio, che «in 72 ore ci sono stati oltre 25 milioni di nuovi utenti».

Telegram la tocca piano: questo il messaggio inviato agli utenti il 12 gennaio 2021.

Si parla molto anche di una nuova applicazione di messaggistica chiamata Signal, “sponsorizzata” anche dal miliardario USA Elon Musk.

Nei fatti, però, sarà difficile scansare WhatsApp dai nostri cellulari: l’enorme diffusione di questo sistema di messaggistica renderà Telegram e Signal, almeno per un po’, delle piattaforme di nicchia, usate ancora da poche persone. Ma il panorama, anche in questo caso, è in continua evoluzione. Per ora ringraziamo il GDPR.

 

 

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