COVID-19. A comunicare speranza e fiducia sono puntini e ciuffi bianchi

Jorge Mario Bergoglio, classe 1936. Sergio Mattarella, nato al rombo del cannone nel 1941. 163 anni insieme, nella storica serata di venerdì 27 marzo 2020 e in piena emergenza da COVID-19 questi “giovanotti” hanno offerto al mondo e all’Italia un’autentica lezione di comunicazione capace di andare oltre alla fiducia nelle istituzioni o alla fede religiosa.

San Pietro: una piazza vuota con dentro tutto il mondo

Non era mai accaduto che un Pontefice impartisse la benedizione urbi et orbi (cioè quella donata in particolari occasioni dal Papa «alla città e al mondo») davanti a una piazza San Pietro deserta. Solo alcuni gabbiani sono stati testimoni in prima persona a quanto, tuttavia, tutto il mondo ha assistito.

Non ci focalizziamo in questa sede ad analizzare i contenuti e la formula liturgica della circostanza (se ti interessa ti consigliamo questo articolo, o il testo integrale), ma vogliamo soffermarci sulla potenza comunicativa di questi gesti. Le immagini di un uomo solo, anziano e zoppicante in una piovosa piazza vuota hanno un potere fortissimo in un momento storico in cui la popolazione di mezzo pianeta è in preda ad angoscia, apprensione, sofferenza.

Non è usuale che il Papa parli all’imbrunire della sera: in Vaticano tutte le celebrazioni e le udienze si svolgono al mattino, in pieno giorno. Forse un motivo c’è. Quel puntino bianco su sfondo scuro parla da solo: è un messaggio che vuole infondere speranza, traducendo nel linguaggio visivo quell’empatia di cui Papa Francesco è un maestro assoluto. Chi soffre per il coronavirus ha l’animo scuro come i sampietrini serali della piazza, ma – e questo è ciò che il Papa ha detto – una speranza c’è. Speranza di guarire, di uscire, di riabbracciarsi. Forse è piccola come quel puntino bianco, la speranza, ma c’è e si fa sentire forte. Non ci sono altre voci: solo quella del puntino bianco.

Per chi ha fede quella speranza è identificata in Gesù. La serata, per i credenti, ha offerto anche momenti di intensità unici, tra cui lo straordinario dono dell’indulgenza plenaria. Ma questa è un’altra storia.

Il nonno d’Italia che non può andare dal barbiere

– «Presidente, ha un ciuffetto…»

– «Eh, Giovanni… neanch’io posso andare dal barbiere!»

Forse non era del tutto voluta la “svista” che qualche minuto dopo alla funzione di Papa Francesco ha portato alla pubblicazione, da parte del Quirinale, di un nuovo messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (nel primo video qui sotto). Per qualche minuto è rimasto on-line un filmato “non editato”, ossia pieno zeppo di fuori-onda.

Solitamente un fuori-onda è imbarazzante, con parolacce o commenti inappropriati. Qui no: Mattarella parla amabilmente di capigliatura con un tecnico televisivo, come il classico nonno che, al bar, scherza sul fatto di non riuscire a domare i ciuffetti ribelli.

Forse questa mossa comunicativa non era studiata, ma l’effetto è stato dirompente: la più alta carica dello Stato italiano, dal colle del Quirinale, non può andare dal barbiere. Così come, per le limitazioni da coronavirus, non possiamo andarci io e te.

Qual è il messaggio, in questo caso? Mattarella ha fatto intendere agli italiani che anche lui, Capo dello Stato, è una persona normalissima che “fa le cose che fanno tutti”. In quanto Presidente della Repubblica, quindi figura politica, non è azzardato affermare questo “inconveniente” potrebbe mirare a ri-avvicinare l’opinione pubblica alle istituzioni dello Stato, in giorni in cui si dibatte a lungo sul ruolo del premier “uomo solo” e del parlamento. Mattarella, con quel ciuffo fuori posto (bianco pure quello) ha fatto intendere che siamo tutti accomunati da una condizione che in questo momento ci fa soffrire: dal Presidente della Repubblica all’impiegato, dal Capo dello Stato al contadino. Siamo tutti persone che il Coronavirus sta mettendo in difficoltà.

Ti danno fiducia?

Dopo una veloce disamina è necessaria la domanda: mi fido?

Pongo fiducia in Papa Francesco – quindi in Dio e nella Chiesa, se credente -, al di là del mio percorso di fede?

Mi fido del Presidente della Repubblica – quindi delle istituzioni dello Stato -, al di là del mio credo politico?

Entrambi, in fondo, ci hanno comunicato uno stesso messaggio: siamo sulla stessa barca.

Ognuno di loro, in modi diversi, è chiamato a guidare questa barca. Se il timone ce l’hanno in mano dei puntini bianchi che vogliono comunicarti (cioè donarti) un po’ di speranza, ti fidi di loro?

 

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