Cosa sono le teorie del complotto? E come si riconoscono?

«Quando Conte telefona a Bill Gates, sulle nostre spalle spendendo 140 milioni, decide di iniettarci il mercurio nelle nostre vene, collegate ai 5G e diventeremo dei piccoli robot. Se tu vuoi ammazzarmi basta alzare la temperatura del mio corpo e io muoio, perché gli va così. Allora davanti a questo noi dobbiamo adirarci ed essere ottanta volte più di quelli che siamo in questa piazza. D’accordo? Diffondete!»

 

Questo entusiasmante (o imbarazzante) incipit è la trascrizione di un intervento dal palco di una manifestazione dei “gilet arancioni” avvenuta realmente a Roma il 2 giugno 2020. L’avverbio realmente è opportuno, perché quella frase, oltre a una notevole quantità di strafalcioni grammaticali, contiene così tante falsità che è difficile pensare che sia stata pronunciata… realmente.

Alla base di tutto c’è una teoria secondo cui Bill Gates – il fondatore di Microsoft e presidente di una fondazione filantropica, nonché uno degli uomini più ricchi del pianeta – sta finanziando delle aziende farmaceutiche per la creazione di uno dei vaccini contro il Coronavirus. Il finanziamento di Bill Gates è reale, ma il punto è che questo gesto non c’entra proprio nulla con il 5G, con il fantasioso mercurio nelle vene e con l’uccisione selettiva degli individui scomodi. È una di quelle che vengono chiamate teorie del complotto, che tanto impazzano sul web.

Bill Gates mostra una fiala di vaccino anti-COVID19 durante una conferenza stampa.

Che cos’è una teoria complottista?

La storia dei gilet arancioni è solo una delle miriadi di scemenze (ops) che popolano il lato “complottista” del web. Una teoria della cospirazione è un insieme di ipotesi che riconducono alcuni fatti reali a complotti orditi da qualche ricco personaggio (o gruppo di persone), che nelle sue trame mira a ingannare la popolazione per raggiungere uno scopo di natura solitamente economica.

Alcune sante persone di buona volontà – sempre sconosciute – dal profondo dei loro PC (magari con sistema operativo Windows, quindi Microsoft, quindi Bill Gates) smascherano questi complotti e salgono sui palchi a gridare a tutti che gli alieni sono arrivati sulla Terra («ma nessuno ce lo dice»), che i vaccini causano l’autismo, che le scie chimiche sono esperimenti farmaceutici di massa, che il riscaldamento globale è una bufala e che il vaccino contro il Coronavirus ci inietterà del mercurio 5G nelle vene. Sempre che credano nel Coronavirus.

Una rara foto della Terra piatta, scattata dalla Luna. Anzi no: sulla Luna non ci siamo mai andati. È un complotto!

Come si presenta una teoria del complotto?

Facciamoci aiutare da chi ha studiato l’argomento: prendiamo in prestito i risultati degli studi di Stephan Lewandowsky, psicologo all’Università di Bristol, e John Cook, scienziato cognitivo e ricercatore al Center for Climate Change Communication della George Mason University. I due psicologi hanno stilato una lista di 7 elementi che aiutano a riconoscere una teoria del complotto:

  1. Un complotto è contraddittorio: spesso i vari elementi della teoria si contraddicono a vicenda, oppure sono contrari ad altre evidenze di fatti o scienza.
  2. Un complotto è diffidente verso la versione “ufficiale” dei fatti e spesso riporta altre cifre, altri dati, altri nomi. Ma si tratta realmente di informazioni vere? Non importa.
  3. Un complotto genera sospetto, specialmente in quegli eroi che lo scoprono e lo proclamano al mondo. Non c’è richiesta che non generi una domanda del tipo «perché dovrei?!».
  4. Un complotto ha delle vittime, che solitamente coincidono sempre con la “povera gente”, o – nelle versioni populiste – con “noi”. Noi siamo le loro vittime. E la società si frattura.
  5. Un complotto non ha prove e, se ne ha, spesso sono complotti a loro volta. Un esempio? Rileggi l’incipit dell’articolo, dedicato a quanto diffuso – anche on-line – dai gilet arancioni.
  6. Un complotto non ha coincidenze: tutto avviene perché è stato studiato, anche la concomitanza di date, nomi o la somiglianza tra le persone. È questa l’ebbrezza complottista: unire i puntini come in una caccia al tesoro, per poi dire a tutti come stanno “realmente” le cose.
  7. Un complotto è segreto e negativo. Anche tu sei a conoscenza di diversi segreti, ma non per questo essi sono negativi (una confidenza, uno scherzo, un avvenimento particolare). Quindi se, per esempio, due aziende si accordano in modo riservato per una fornitura di materiali si tratta necessariamente di un complotto?

Detective, ci sono altri elementi?

Oltre alle sette “piste” tracciate da Lewandowsky e Cook, se analizziamo una teoria complottista con la lente d’ingrandimento di un detective troviamo altri elementi interessanti. Puoi applicare questi elementi all’esempio iniziale.

  • Il complotto ha una dimensione geografica molto ampia. Le scie chimiche coinvolgono tutto il mondo, così come i vaccini. Il tracciamento con l’app Immuni, così come i vaccini al mercurio, riguardano tutta l’Italia. Insomma, non si parla del tuo comune, ma di complotti orditi su enormi masse di persone. Altrimenti non c’è gusto.
  • Il complotto possibile è un complotto altamente probabile. Possibilità e probabilità sono due concetti assai diversi, che non si implicano a vicenda. Eppure se qualcosa ha la minima possibilità di accadere, nel complotto la sua probabilità tende al 100%. È possibile apporre una polverina chimica sulla parte interna delle mascherine usate per proteggerci dal Coronavirus? Certo che è possibile. Quindi qualcuno l’avrà sicuramente fatto. Siano maledetti i produttori di mascherine!
  • Le entità coinvolte nel complotto sono alleate. Non lo sapevi? Esiste un accordo segreto (quindi malvagio) che accomuna George Soros, Bill Gates, il Vaticano, le case farmaceutiche, il Governo e anche i puffi. E tutti assieme tramano alle nostre spalle. Aveva ragione Orwell.
  • I simboli nascondono sempre un significato. Come non citare il simbolo della massoneria, oppure l’enigmatica Gioconda di Leonardo da Vinci? Tra i cospiratori dev’esserci sicuramente Dan Brown.
  • Il complotto è sensazionale, una bomba giornalistica, uno scoop. Non a caso, però, essendo un complotto nessuno l’ha detto. Anche i TG e i giornali – finanche il bollettino parrocchiale – sono alleati alle spalle della povera gente.
Non manca più nessuno. Solo non si vedono i due leocorni.

Perché ci crediamo? Il bisogno di garanzie

Un complotto fa leva su una situazione di incertezza, che a sua volta genera insofferenza.

In un tempo di preoccupazione non ci sono appigli sicuri: la crisi portata dal COVID sta lasciando in eredità enormi punti di domanda sulla scuola, sul lavoro delle persone, sulla sanità. In questo humus attecchisce una certa insofferenza: l’essere umano ha intrinsecamente bisogno di sicurezza, garanzia di benessere e di serenità per l’oggi e il domani (lo diceva anche Maslow, nella sua celebre Piramide dei bisogni). In tempi di insicurezza, quindi, è più facile credere a chi questa certezza la offre sotto forma di teoria apparentemente solida, sicura, stentorea. Poco importa se sia la pietanza sia peggio della fame: almeno ho qualcosa da mettere nella pancia.

Gli antidoti: fact-checking e cultura. Tanta cultura

Se le teorie complottiste avvelenano la rete (e le pance di chi le ingoia), l’antidoto sta in due approcci completamente diversi tra loro.

  1. Il fact-checking, ossia la verifica dei fatti. Ne parliamo ampliamente in altri articoli. La scintilla iniziale consiste nel saper annusare la “puzza di marcio” in una news. Le due check-list qui sopra possono aiutare ad affinare il naso.
  2. La cultura. Le teorie complottiste nascono e si moltiplicano dove c’è analfabetismo funzionale, ossia l’incapacità di leggere a dovere i fatti della realtà. E questo non si combatte con un vaccino (anche perché… lasciamo perdere), ma con la cultura. Lettura di buoni libri, approfondimenti giornalistici seri, arte, bellezza, fotografia, teatro e cinema. Sono elementi che accrescono la “cassetta degli attrezzi mentale” e solitamente generano serenità, anche se richiedono uno sforzo cognitivo non indifferente.

Ora dovremmo essere un po’ più attrezzati. Complotti da smascherare, ne abbiamo?

Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo con i tuoi amici!

Licenza Creative CommonsQuesto articolo è distribuito con Licenza Creative Commons BY-NC: scopri cosa puoi fare con questo articolo.