Coronavirus: come informarsi correttamente?

L’epidemia di Coronavirus sta mettendo alla prova diversi aspetti della nostra vita quotidiana: dalla semplice “visita parenti” alla spesa, dallo sport alla cultura, persino la pratica religiosa. Oltre alla sete di normalità, l’epidemia sta causando anche un’inestinguibile sete di informazioni: come fare per essere aggiornati efficacemente sugli ultimi sviluppi, sui consigli o sulle nuove direttive? Oltre ai media tradizionali, i social media possono aiutarci a dissetare questo bisogno informativo.

Giornali? Si, ma quali?

I quotidiani – cartacei o digitali che siano – non sempre hanno offerto informazioni brillanti sull’epidemia. Questo era vero specialmente nei primi tempi (fine febbraio, inizio marzo), quando campeggiavano titoli al limite della censura. Il giornale più equilibrato in quanto a trattazione e slancio emotivo è stato il cattolico Avvenire, il quale ha raccolto svariati apprezzamenti per la sua linea coerente e temperata. La testata della CEI, inoltre, pur nell’emergenza non ha mai messo in secondo piano altre crisi umanitarie che in questi giorni premono ai confini della nostra Europa, due su tutte quella al confine greco-turco e quella inerente ai campi di detenzione in Libia.

Una prima pagina della versione cartacea di Avvenire.

Con il passare del tempo, l’epidemia ha portato con sé risvolti drammatici e sviluppi scientifici importanti. Oltre alla linea riflessivo-speranzosa di Avvenire, moltre testate si sono allineate su una linea redazionale socio-scientifica di buon valore. Ci preme, tuttavia, segnalare il gran lavoro svolto da due testate in particolare:

  • Il Post: articoli di consigli quotidiani, riflessioni, risvolti scientifici sulle domande che più ronzano nella mente degli italiani. Un lavoro egregio.
  • Il Sole 24 ore: vuoi o no, giovani o meno giovani, l’economia italiana si è praticamente fermata. Il quotidiano economico per antonomasia risponde, anche via social, ai dubbi della cittadinanza in merito a tutte le questioni fiscali o finanziarie, finanche le più semplici.

Un’ultima segnalazione è meritoria: alcune testate hanno reso disponibili gratuitamente i propri contenuti web inerenti al Coronavirus. La scelta, molto dibattuta, ha riscontrato il favore di moltissimi cittadini. Coraggioso pioniere, in questa scelta, è stato il quotidiano piemontese La Stampa. Avvenire, dal canto suo, ha reso gratuito tutto il quotidiano digitale, fintanto che durerà l’emergenza.

E i social media?

L’informazione sull’epidemia si diffonde a ritmi elevatissimi, aumentando il rischio di perdere di vista ciò che effettivamente è necessario.

Sul sistema di messaggistica Telegram è disponibile un aggiornatissimo canale chiamato Coronavirus COVID-19. Si tratta di un canale che filtra e aggrega informazioni provenienti da agenzie di stampa, tweet e fonti istituzionali principalmente italiani, ma con un occhio di riguardo alle principali notizie provenienti dall’estero. L’iscrizione al canale è gratuita.

Screenshot dal canale Telegram “Coronavirus COVID-19”

Se preferiamo Twitter, il consiglio è di non seguire gli innumerevoli hashtag che trattano il problema, quanto invece aderire ai profili istituzionali del Ministero della Salute, della Protezione Civile nazionale, dell’Istituto Superiore di Sanità o del Governo italiano. Segnaliamo infine che il giornalista Lorenzo Pregliasco – fondatore del sito di informazione politica YouTrend – ha reso disponibile una “lista Twitter” comprendente 20 profili di scienziati, istituzioni o enti coinvolti nella gestione dell’emergenza: seguendo la lista, si ricevono gli aggiornamenti da tutti questi profili.

Ma io non ho Twitter…

Prima considerazione: male. Molto male. Iscriviti subito a Twitter.

Seconda considerazione: niente paura! Alcuni di questi profili istituzionali sono presenti anche su Facebook. Basta cercarli. Come noti, tra i social media abbiamo suggerito fonti istituzionali: sono quelle da cui risalire alle informazioni ufficiali, vere, reali.

Terza considerazione: preferisci Instagram o YouTube? Stavolta c’è una brutta notizia. Questi social, dal canto loro, non vengono utilizzati dalle istituzioni nel pieno delle loro potenzialità: basti pensare che molti dei soggetti che abbiamo citato non hanno nemmeno un profilo su Instagram. È meglio fare leva su altri strumenti, come Twitter o Telegram.

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