Come (e perché) si fa disinformazione?

Qualche giorno fa abbiamo iniziato una serie di post sul tema della disinformazione. Se ti ricordi, parlavamo di cosa sia questa benedetta (anzi: fastidiosa) disinformazione, con alcuni esempi e spiegando qual è il legame tra fake news e disinformazione.

In questo articolo proviamo invece a capire come e perché si fa disinformazione: come e perché si creano fake news, come e perché si manipola una notizia. Attenzione però! Queste tecniche vanno “conosciute per essere riconosciute”, non per essere usate! Fai il bravo, fai la brava… mi raccomando!

Come si fa disinformazione?

Sul «come» facciamo riferimento a quanto individuato da Claire Wardle, una giornalista statunitense specializzata in dinamiche della comunicazione on-line, che sul sito della no-profit First Draft ha stilato una lista di 7 modi per disinformare che ordiniamo in ordine crescente di gravità:

  1. Manipolazione della satira: la satira esagera, per natura, una espressione o una dichiarazione. L’intento è irriverente, divertente, provocatorio. Non c’è intenzione di procurare danno, a meno che il contenuto ironico venga sottilmente utilizzato per trarre in inganno.
  2. Notizia con un nesso ingannevole: si ottiene quando titoli, immagini o didascalie differiscono dal contenuto. È il caso più banale, fatto talvolta in buona fede, ma comunque portatore di falsità. Accade, per esempio, quando di una notizia complessa riporta un titolo che evidenzia solo un aspetto (e magari lo fa anche male).
  3. Notizia fuorviante: quando si fa uso ingannevole dell’informazione per inquadrare un problema o una persona. È il caso in cui qualche personaggio famoso viene screditato da alcuni aspetti imbarazzanti, talvolta esagerati, del suo passato. È capitato anche a Papa Francesco.
  4. Contesto ingannevole: quando il contenuto reale è accompagnato da informazioni contestuali false. Un esempio? La prevenzione al Coronavirus effettuata dalla vitamina D, come spiegato poco fa.
  5. Notizia ingannatrice: quando il contenuto viene spacciato come proveniente da fonti presumibilmente esistenti. Quanti famosi “studi” (guardacaso raramente nominati, o inventati) fanno statistiche per dire cose tanto eclatanti, quanto false? Sono le fake news che girano più frequentemente su WhatsApp.
  6. Notizia manipolata: quando il contenuto reale, o l’immagine, viene manipolato per trarre in inganno. Questo tipo di disinformazione è il più frequente in ambito politico, con enormi risonanze sui social media e tanta, troppa rabbia delle controparti.
  7. Notizia totalmente falsa: quando la notizia è completamente falsa, costruita per trarre in inganno. Una bufala buona neanche per la pizza, che trova in WhatsApp il suo habitat ideale.

Perché si fa disinformazione?

Ci possono essere tantissimi motivi per fare disinformazione. Tutti, però, sono riconducibili a tre grandi aree:

  1. Si fa disinformazione per profitto. Posso creare una raccolta di fondi tramite una fake news, con l’intento (emotivamente molto potente) di sostenere gli ospedali durante l’epidemia di Coronavirus, o di aiutare una persona (chi?) che ha bisogno di cure speciali all’estero. Se sono un po’ vintage posso anche creare fake news che, tramite la condivisione sui social media, portino traffico di utenti su un sito pieno zeppo di banner pubblicitari. Se derivanti da disinformazione, sicuramente sono “soldi sporchi”.
  2. Si fa disinformazione per avere una maggior influenza politica. Le classiche manipolazioni per ottenere la social-indignazione dei propri sostenitori, abilissimi a far circolare la loro rabbia sui social media. Il tutto a sostegno delle intoccabili (ma anch’esse “sporche”) tesi del politico di turno, unico salvatore della patria. Questo è l’habitat ideale dei cosiddetti troll, ossia profili di utenti falsi creati appositamente per gettare discredito e tracotanza sugli oppositori politici.
  3. Si fa disinformazione per sollevare l’interesse verso una tematica. Gli esempi si sprecano: vaccini, scie chimiche, UFO, cure “creative” contro il Coronavirus, eccetera. Ho a cuore un tema – spesso molto preciso e “verticale” –, faccio di tutto per rafforzarlo.

In conclusione…

Con queste dritte abbiamo scoperto come si fa disinformazione e perché certi soggetti, in rete, applicano tecniche di questo tipo. Ora sta a noi avere il fiuto “allenato” e percepire immediatamente se un link, un titolo, un’immagine puzza di fake o meno. Buona navigazione!

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