Che cos’è la disinformazione?

Tra le varie cose che hanno reso felice la tua infanzia – speriamo – c’era il gioco del «Telefono senza fili». Un gruppo di bambini si disponeva in riga: il primo pensava a una parola che suggeriva nell’orecchio al secondo, il quale la sussurrava al terzo e così via, fino all’ultimo. Se la parola giungeva alla fine del gruppo senza alterazioni, il gioco era vinto. Vincevano o perdevano tutti, a quel gioco. Ma era divertentissimo notare come una parola potesse essere storpiata da un ascolto disattento o da un bambino un po’ – ehm – birichino.

La disinformazione on-line funziona più o meno come quando nel telefono senza fili c’è un bambino furbacchione: un’informazione può «partire bene e arriva male». Come può essere possibile tale stregoneria informativa?

Che cos’è la disinformazione?

Si ha disinformazione quando un fatto viene intenzionalmente raccontato in modo diverso rispetto a come esso è accaduto o, peggio, quando viene completamente inventato. Lo scopo deliberato è causare un danno a qualcosa o qualcuno.

Dalla definizione avrai notato una prima distinzione:

  1. Si può disinformare, in vari modi, su un fatto realmente accaduto. In questi casi la disinformazione non avviene alla fonte: si disinforma con la narrazione sbagliata che si dà di questo fatto reale.
  2. Il caso più grave di disinformazione, tuttavia, accade quando si narrano fatti completamente inventati. È il caso delle bufale, in cui alla manipolazione del fatto si aggiunge la sua completa invenzione.

Due esempi banali: a scuola

Un banalissimo esempio di disinformazione del primo caso può avvenire a un colloquio genitori-insegnanti: davanti a un voto basso può scattare l’accusa di non aver studiato a sufficienza, quando magari si è trattato di una giornata-no, o di alcune domande troppo specifiche rispetto ad altre su cui si era preparati. Dire «suo figlio ha preso 5, quindi non studia abbastanza» non corrisponde sempre al vero. Davanti a un fatto reale (il voto 5) non necessariamente la causa è la mancata applicazione nello studio. Questo non vuole dire, però, che non ci si debba applicare a scuola.

Altra cosa è raccontare ai genitori di aver preso un buon 7 in matematica, quando in realtà il voto reale era il 5 di cui sopra. In questo caso c’è l’invenzione di una bufala (il voto 7), che diventa oggetto della disinformazione.

Due esempi reali: Coronavirus

A fine marzo 2020 un paio di testate giornalistiche italiane ha diffuso uno studio dell’Università di Torino secondo cui «la vitamina D ridurrebbe il rischio di contagio». Falso. Riassumendo quanto egregiamente sintetizzato dal debunker David Puente, secondo gli studiosi la vitamina D servirebbe «per determinare una maggiore resistenza all’infezione COVID-19» e non a ridurre il rischio di contagio. Si è più resistenti, non più immuni. Lo studio – tra l’altro “ufficioso” e non pubblicato – era stato mal interpretato. Fatto reale, narrazione esagerata: ecco scattato il meccanismo disinformativo.

Un esempio di bufala da coronavirus è il falso testo attribuito all’Università americana John Hopkins University, pieno zeppo di falsità scientifiche e di consigli pratici conseguentemente privi di ogni fondamento. Eppure il file è circolato in decine di migliaia di smartphone italiani tramite WhatsApp. Bufala e disinformazione insieme: un cocktail ubriacante, che può portare alla post-verità.

Se vuoi approfondire il legame tra fake news e coronavirus, puoi leggere il nostro articolo apposito.

Disinformazione e fake news

C’è una differenza tra fake news e disinformazione? No, non c’è differenza. Fare disinformazione corrisponde a tutti gli effetti a diffondere fake news, anche se l’origine delle notizie «disinformanti» può essere reale e non fake. Cambiano i meccanismi, ma non gli intenti o il risultato.

Tuttavia la distinzione tra fatto reale (quando è tale) e narrazione falsa è importante per capire dove sta e cosa voglia dire la verità da cui inizia la comunicazione. Come quando, nel telefono senza fili, la parola iniziale si storpia lungo il percorso.

Ma come sapere se una notizia è reale o fake? Quali sono le tecniche tipiche di chi opera disinformazione? A queste domande – utilissime per capire come affrontare il problema – risponderemo in alcuni prossimi post. Stay tuned!

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