Tra fatti ed emozioni: la post-verità

All’aumentare del tempo speso sui social media è aumentato a dismisura il volume di informazioni di cui un utente comune può disporre. Il primo dato – evidenziato dalla ricerca che DoxaKids ha svolto per Telefono azzurro, pubblicata lo scorso febbraio –, unito con un costante aumento dei contenuti fruibili on-line, ha creato un certo disorientamento in chi, semplicemente, utilizza il web per informarsi sui fatti del mondo o su un determinato argomento.

Questa cacofonia informativa (non pensare male) ha fatto emergere il fenomeno che viene definito «post-verità».

Che cos’è la post-verità?

La post-verità è una «verità relativa», basata non sulla mera descrizione dei fatti, ma sulla loro percezione da parte di una persona o un gruppo di persone. La sensazione suscitata da un fatto è influenzata necessariamente dal vissuto di chi lo vive, oltre che dalle sue emozioni, dai suoi pregiudizi e dalle sue idee. Tutto questo è assolutamente normale, lo vive ciascuno di noi nelle proprie giornate: leggo una notizia, la interpreto alla luce del mio pensiero. Si parla di post-verità quando tale pensiero è così diffuso e trova un consenso talmente ampio da rendere verosimile il fatto “mediato” al posto di quello reale, quasi che la verità fosse una questione democratica. In questo caso non si parla più di verità, ma di ciò che nasce in seguito alla sua interpretazione emozionale: post-verità, appunto.

Post-verità, echo chamber o fake news?

Il fenomeno della post-verità è strettamente legato a quello delle echo chamber (ricordi, ne avevamo parlato…), ossia le comunità (virtuali) in cui tutti hanno una stessa idea, che rinforzano a vicenda. Ci avviciniamo anche al mondo delle fake news, ossia notizie false o debitamente manipolate. Spesso la post-verità nasce proprio da una notizia falsa.

Per capirci: due esempi di post-verità

Il primo è un esempio letteralmente caldo: i cambiamenti climatici. Dati scientifici (o semplici osservazioni empiriche) mostrano che in Europa stiamo vivendo anni più caldi dei precedenti, con un’accelerazione del riscaldamento davvero preoccupante. Da qualche altra parte, per contro, si vogliono smentire questi fatti, per favorire un approccio più aperto nei confronti delle emissioni industriali, della produzione e utilizzo di determinati mezzi di trasporto, dei consumi di massa, con impatto benefico su un’economia di tipo industriale e sul mondo del lavoro. Una su tutte, la posizione di Donald Trump. Chi ha ragione? Dov’è la verità?

Un secondo esempio mostra la classica genesi della post-verità: nel 1991, durante la Prima guerra del Golfo, sull’illustre Washington Post fu pubblicata la foto di un cormorano intriso di petrolio, per descrivere gli effetti dei presunti disastri ambientali causati dal dittatore iracheno Saddam Hussein, il quale preferiva disperdere nell’ambiente le proprie risorse petrolifere piuttosto che farle cadere nelle mani della coalizione a guida statunitense.

Si trattava, però, di una fake news creata ad hoc per influenzare gran parte dell’opinone pubblica americana, da allora maggiormente convinta della necessità di un intervento militare nel Golfo persico. La foto, in realtà, risaliva a una decina d’anni prima, ai tempi del conflitto tra Iraq e Iran e, per giunta, ritraeva un cormorano non presente nella regioni teatro di guerra. Eppure l’emozione destata da tale immagine fu così forte da influire sull’opionione pubblica: post-verità allo stato puro.

Che cos’è la verità?

Questa stessa domanda, simile a quella di Pilato, possiamo farcela anche noi quando ci troviamo davanti alle grandi o piccole disquisizioni sui fatti dei nostri giorni. Come quell’antico procuratore romano, anche noi abbiamo qualche difficoltà a discernere «come stanno effettivamente le cose». Abbiamo bisogno di due elementi: in primis una verifica effettiva dei fatti (quello che viene chiamato fact-checking, uno dei modi per smascherare le fake news), che possiamo effettuare con un metodo di approccio scientifico. In secondo luogo, eventualmente, una fase di giudizio etico in cui tirare in ballo altri “fari”: per esempio i tuoi valori, il Vangelo, la dottrina cristiana, ecc.

Avendo in mano questi due elementi, sarà più semplice esercitare la nostra libertà per capire, effettivamente, su quale strada è più sano incamminarsi.

 

  • Quando leggo una notizia, ragiono con le emozioni o con la testa?
  • Mi è capitato di raccontare o condividere una news gonfiandola un po’?

 

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