Che cos’è l’algoritmo di un social media?

Algoritmo. È una parola apparentemente oscura, che porta alla mente chissà quali stratagemmi hacker chiusi in tetri garage illuminati a malapena da un neon ronzante. In realtà, è un termine matematico, la cui origine si perde nella notte dei tempi. Era il nono secolo quando il persiano Al-Khuwarizmi (da cui il termine algoritmo) utilizzò per primo questo strumento per risolvere analiticamente problemi più o meno complessi. Oggi le basi del ragionamento logico sono insegnate nelle scuole: i primi algoritmi si abbozzano nelle lezioni di informatica delle superiori. Niente di oscuro, dunque.

Che cos’è un algoritmo?

Semplificando, possiamo definire un algoritmo come una serie di passi, codificati, il cui scopo è risolvere un problema. Ogni momento della giornata usiamo degli algoritmi. Al mattino, per esempio:

  1. Sveglia.
  2. Lavaggio.
  3. Colazione – Scelta: té o caffelatte?
    1. Scegli il té
  4. Biscotti o fette biscottate?
    1. Scegli i biscotti, ma… imprevisto: sono finiti.
  5. Scegli le fette biscottate
  6. Nutella o marmellata?
  7. ecc.

L’esempio è banale, ma riassume l’efficacia di un algoritmo: ho un problema, devo codificare dei passi per risolverlo. Quindi ecco un susseguirsi di opzioni, scelte, possibilità. Nell’informatica, gli algoritmi sono alla base di ogni tipo di software.

Gli algoritmi dei social media

Il termine algoritmo, oggi quasi esclusivamente informatico, è salito alla ribalta con la diffusione dei social media. Facebook e soci sono sistemi di informazioni basati su algoritmi il cui scopo è filtrare i milioni di informazioni e mostrarne a ciascun utente soltanto una minima parte, ritenuta più pertinente.

Vestendo i panni del social media di turno, questo procedimento ha pienamente senso: Instagram & co. hanno tutto l’interesse affinché ogni loro utente si trovi a suo agio all’interno della piattaforma. Tale comodità assume i tratti del filtraggio informativo. Dal nostro lato, quello dell’utente che accede più o meno frequentemente ai social media, dobbiamo riconoscere che questo filtraggio può essere decisamente comodo: sarebbe impossibile per ciascuno di noi riuscire a governare le centinaia e centinaia di post che i nostri contatti pubblicano ogni minuto.

Come ragionano gli algoritmi dei social media?

Sempre parlando in estrema sintesi, possiamo affermare che la selezione dei contenuti dei principali social media è basata sulle interazioni di ciascun utente: se una persona interagisce spesso con un altro soggetto (per esempio con un like o con un commento), tali interazioni saranno intese come un segnale di interesse verso tale soggetto. Come risultato, questi profili particolarmente «apprezzati» saranno esibiti più spesso all’utente, con lo scopo di offrirgli la miglior esperienza di navigazione (in gergo: user experience).

Un esempio? Se su Facebook ti capita spesso di regalare il tuo “like” ai post pubblicati sulla pagina della Juventus, Facebook stesso ti offrirà altri contenuti provenienti dalla pagina dei bianconeri.

Algoritmi e «bolle»

Il ragionamento degli algoritmi dei social media, benché positivo, ci espone a un problema: interagire sempre e solo con le stesse pagine e le medesime persone, quelle con cui tendenzialmente si è già in sintonia. Il rischio è di costituire delle «bolle» chiuse, ambienti social frequentati da persone con le stesse idee. È il fenomeno delle «echo chamber», che avremo modo di trattare in profondità nei prossimi articoli. Stay tuned!

Domandina:

  • Ho mai fatto caso al fatto che la home dei miei profili social mi offre sempre e solo 20/30 utenti? E gli altri dove sono?

 

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